KUWAIT. UN DESERTO IN FIAMME #formameravigli

Una mostra che racconta uno dei disastri ambientali più cruenti che la storia abbia mai conosciuto attraverso lo sguardo del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado.

Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme.
– Kuwait, Sebastiao Salgado. 

Kuwait, 1991, sul finire della Guerra Del Golfo, l’esercito iracheno di Saddam Hussein in ritirata incendia più di 700 pozzi petroliferi per rallentare l’avanzata della coalizione a guida statunitense. Venuto a sapere di quanto stava succedendo in Kuwait, Salgado contattó Kathy Ryan, Photo editor del New York Times Magazine e si propose per coprire la storia.

Quello che ne segue è un lavoro che oggi rappresenta una testimonianza fondamentale di quanto accaduto durante quei mesi. Una catastrofe nella quale è stato significativo l’impegno umano volto a poterla risolvere: ingegneri e tecnici specializzati sono arrivati da diversi paesi per cercare la soluzione più rapida da poter attuare e tra di loro anche pompieri, come Mike Miller; perone che rischiando la loro stessa vita hanno sfidato l’inferno, coperti dalla testa ai piedi di petrolio si sono impegnati per estinguere le fiamme. Senza costoro i costi umani e ambientali sarebbero stati sicuramente molto più alti.

Esposte fino al 28 gennaio alla Fondazione Forma per la Fotografia a Milano, trentaquattro fotografie in bianco e nero scattate da Salgado, nelle quali ritroviamo la crudezza di tale vicenda. Nel susseguirsi delle immagini vediamo il paesaggio bruciare costantemente, le fiamme che divampano e il fumo generatosi che rende il cielo un grigiore unico. La mostra si apre su un grande formato, dove, nonostante l’assenza del colore, lo spazio è sovrastato dal contrasto delle fiamme e del getto di spray chimici che difendono il corpo del vigile del fuoco dal calore delle medesie, dal resto della scena avvolta in una nube di fumo nero, il fumo scaturito dal vicino pozzo in fiamme. Un bianco e nero tipico del fotografo brasiliano che cattura ogni cosa, persino i piccoli dettagli che lasciano presagire quanto faticoso fosse lavorare in quelle condizioni. I volti distrutti quasi sempre ricoperti di petrolio, gli occhi increduli e stanchi dei vigili del fuoco causati dallo sforzo fisico necessario a domare le fiamme, di cui Salgado ricorda “era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte”. 

Le immagini esposte all’interno delle sale non necessitano di tante parole, riescono a comunicare da sole quello che esprimono. Sono fotografie che come dichiara Salgado stesso hanno una “una valenza extratemporale: sono state scattate nel 1991, ma potrebbero appartenere a oggi o domani, se succedesse un altro disastro simile.”

 

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FONDAZIONE FORMA PER LA FOTOGRAFIA
dal 20 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018 | Prorogata fino al 10 febbraio
costo: 6/8 euro
mercoledì-domenica ore 11-20, giovedì 12-23

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