Don’t Shoot The Painter – GAM, Milano

Thomas Struth - National Gallery 1, London, 1989

Thomas Struth – National Gallery 1, London, 1989

Mercoledì 17 giugno è stata inaugurata a Milano la mostra “Don’t Shoot The Painter“, la prima esposizione nata dalla collaborazione tra la UBS Art Collection e il Comune di Milano, che rende fruibili, per la prima volta in Italia, un centinaio di dipinti realizzati a partire dagli anni sessanta a oggi da molteplici artisti.

La mostra, curata da Francesco Bonami e ospitata presso gli spazi della GAM, (Galleria d’Arte Moderna) di Milano, è un vero e proprio omaggio alla pittura contemporanea, anche se di fatto ad aprire l’esposizione, all’ingresso della galleria, i visitatori si ritrovano dinanzi ad una fotografia realizzata da Thomas StruthNational Gallery I, London 1989“, un’ opera inserita provocatoriamente in tale contesto, entro il quale acquisisce un nuovo significato, aprendo un interessante dialogo tra lo spazio museale, l’opera d’arte stessa e lo spettatore.

Mitsuhiro Ikeda - Untitled (2011)

Mitsuhiro Ikeda – Untitled (2011)

Le opere sono disposte lungo un percorso costruito intorno a sette sale, entro le quali vengono presi in considerazioni diversi temi: dal paesaggio al ritratto; dalla figura umana al colore stesso. Nelle prime due sale, l’oggetto delle opere è il paesaggio indagato in tutte le sue sfaccettature, in particolare quale strumento di approfondimento della condizione dell’uomo; in tale contesto spiccano “Untitled, 1999” di Gregory Crewdson e “Untitled, 2011” di Mitsuhiro Hikeda. (a destra)

Il ritratto è il punto di riferimento delle opere raccolte nella quarta sala: sulle pareti si stagliano dipinti distinti tra loro, i quali, in modo realistico, astratto o tradizionalista, portano in scena le molteplici interpretazioni di un genere, che vede come protagonista la fisionomia della figura umana. Nelle opere realizzate da Hiroshi SugimotoPeter Stuyvesant” e Shi GuoweiThe Wedding Invitation“, si possono cogliere due grandi influenze del mondo dell’arte: da una parte il dipinto di Sugimoto è ispirato al famoso ritrattista barocco, Velázquez; dall’altra quello di Shi Guowei richiama al celebre dipinto dei coniugi Arnolfini che Jan van Eyck realizzò nella prima metà del quattrocento.

La figura umana, pur secondo nuove prospettive, è protagonista anche nelle opere situate nella quinta sala; in essa per esempio troviamo “Mad garden” di Gilbert & George, opera nella quale i due soggetti visibili sono situati in uno spazio disseminato da alcuni esemplari di piante, i quali assumono allegoricamente il significato della vita, della morte e della bellezza; ma, la condizione della vita umana può essere indagata anche a partire da oggetti stessi del quotidiano, come accade nell’opera di Michael Craig-Martin. Nelle ultime due sale, tale soggetto viene abbandonato in favore dei colori: l’indagine condotta, si propone di dimostrare l’importanza che essi assumono nelle ricerche artistiche di molteplici pittori provenienti da diversi contesti storici, artistici e sociali. In questo spazio, sono, quindi, accostate opere di Damien Hirst a quelle di Gabriel Orozco e Brice Marden, proprio per mettere in evidenza come, nonostante le differenze contestuali, il colore sia “un potere che influenza direttamente l’anima”. 

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