Pepi Merisio

Sono passati oramai più di dieci giorni dall’intervista a Pepi Merisio presso la Galleria Civica di Monza in occasione della chiusura della mostra “il Gioco“, ma non potevo fare a meno di scrivere un post che, pur nella sua brevezza, rendesse omaggio a quest’artista. Lo scorso 15 marzo, l’ultimo giorno disponibile per ammirare i suoi scatti presso la Galleria, il fotografo ha risposto alle domande di alcuni membri del circolo fotografico monzese e dei presenti che sono voluti intervenire. E’ stato un incontro molto intimo e piacevole grazie al quale ho avuto modo di ascoltare racconti ed esperienze di coloro che hanno vissuto in anni completamente diversi da quelli in cui sono cresciuta io.

Pepi Merisio Monza 2014

Le domande che gli sono state rivolte facevano riferimento alle foto esposte, a come esse siano nate e a come l’interno tema del gioco sia potuto essere una costante durante i suoi viaggi (ma di questo già vi ho parlato nel post relativo la mostra) altre sono risultate più generiche e talvolta personali, riguardanti la propria carriera e alcuni progetti in particolare, come il servizio realizzato nel mondo cattolico a Paolo VI.

– “Che cosa ricorda dell’esperienza con le grandi riviste, come Epoca?”

“Oggi la fotografia giornalistica non esiste più, serve come documentazione. I fotografi erano impegnati a riportare quello che accadeva, la vita ci metteva in contatto con le vite umane. La fotografia oggi è un prolungamento dell’occhio…”

– “Non hai mai amato i reportage di guerra, hai sempre preferito quelli di tipo umanistico..”

“Le fotografie di guerra non sono difficili, basta esserci e intorno tutto accade..E’ difficile fotografare la pace più che guerra”.

Visto che ero l’unica “giovane” o in ogni caso quella più giovane presente in sala, sono intervenuta nella discussione e ho fatto notare come oggi la fotografia sia mutata drasticamente, i giovani non hanno più le opportunità di emergere come accadeva una volta. Oggi il mezzo fotografico è diventato un media troppo comune, la vita è cambiata e realizzare fotografie del calibro di  quelle realizzare da Merisio stesso risulterebbe una sfida. Lui stesso ha precisato che faticherebbe a trovare ragazzini che giocano per le strade, situazioni e se vogliamo rimanere in tema “giochi” che oggi sono andati perduti..Una sfida certo, ma non impossibile; sarebbe stato molto bello poter crescere negli anni ’50, anche al giorno d’oggi ci sono tante storie da raccontare ma è tutto più difficile anche ma non solo per la popolarità che ha raggiunto il mezzo fotografico.

In ogni caso volevo essere breve e concisa e spero di esservi riuscita..

vi saluto ricordando a tutti che presso la Galleria Ceribelli fino al 5 Aprile 2014 vi aspettano altre foto di Pepi Merisio questa volta riguardanti mestieri e tradizioni dell’Italia dal dopoguerra ai nostri giorni.

Un bacione e alla prossima, Barbara

 

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