Il Contagio – Spazio Tertulliano

Non so bene cosa mi abbia spinto ad andare a vedere questo spettacolo, sicuramente la curiosità di qualcosa di alternativo, diverso dal solito, e, in effetti, è quello che ho ottenuto. Quando ho letto questa breve introduzione allo spettacolo “In un capitolo del romanzo di Bram Stoker “Dracula” si racconta di un viaggio. Una nave deve trasportare alcune casse che contengono terra da Varna a Londra. Il cargo è governato da pochi uomini e un capitano. Un clandestino silenzioso si aggira sul ponte come un’ombra. Gli uomini cominciano a scomparire, il terrore si propaga come una malattia“, la trama e la suspense da essa creata, mi hanno spinta a fare un ulteriore passo avanti e prenotare due biglietti. Conoscevo lo Spazio Tertulliano solo per “sentito dire” e a dire la verità è stata dura scovarlo perchè non ci sono insegne o cartelloni che ne indicano l’ingresso, solo un enorme cancello nel quale, una volta affacciata, ho trovato la mia destinazione. Devo ammettere che mi ha colpita molto e probabilmente lo ha fatto perchè quando si pensa a un teatro o comunque a un luogo appositamente creato per mettere in scena degli spettacoli, nella nostra mente (penso, almeno questo è quello che è successo a me) si materializza la solita sala teatrale, il palcoscenico, le poltrone…. Bene allo Spazio Tertulliano non mancava nulla, ovviamente, ma era solo tutto straordinariamente semplice e ridotto. All’esterno un piccolo tavolino sul quale erano disposti i foglietti che pubblicizzavano i prossimi e ultimi spettacoli della stagione; intorno all’ingresso, dispiegate su due file laterali, alcune poltrone rosse; ma la vera sorpresa è stata la sala, piccola, con le pareti scure, una pedana rialzata che fungeva da palcoscenico e una platea composta da un numero ridotto di posti. In sostanza una mini sala teatrale.

La scenografia era molto semplice: dinanzi, sulla destra, il timone che nel corso dello spettacolo viene utilizzato da tutto l’equipaggio; sul fondo due semplici teli bianchi che raffiguravano le tele e servivano anche agli attori per entrare e uscire di scena; sulla destra un gruppo di corde tenute insieme; al centro diverse casse continuamente spostate dai marinai che in alcune scene vanno a costituire il ponte e, infine, due megafoni mediante i quali il capitano raggiungeva e impartiva ordini al resto degli uomini in diverse parti della nave (come la sala macchine).

La parte della storia che la compagnia con la regia di Omar Nedjari ha messo in scena, è ambientata interamente sulla nave; una voce esterna narra il trascorrere dei giorni seguendo (presumo) le pagine del diario che più avanti vedremo scrivere dal capitano. Tutto ha inizio quando alcuni marinai caricano alcune casse contenenti terra che l’equipaggio deve trasportare dalla località di Varna a Londra. Una serie di condizioni tra le quali alcune strane voci e la scomparsa di un primo marinaio, iniziano a far scaturire negli uomini una serie di paure e sospetti che ben presto portano ad accusarsi l’un l’altro. Lo spettacolo è un vero e proprio climax durante il quale l’ansia dei marinai cresce di giorno in giorno, arrivando ad assumere le sembianze di terrore e pazzia. In queste scene di puro terrore si intravede la natura umana dell’uomo e della società stessa pronta a fare di tutto pur di salvarsi, giudicando e arrivando a conclusioni affrettate molto spesso errate. Ho notato inoltre, se pur non in primo piano, una doppia visione della donna che da una parte rifiuta di farsi maltrattare e fa valere il suo punto di vista, mentre dall’altro è sottomessa a semplice strumento di piacere.

La compagnia, una giovane ricoperta di talenti, nasce come Associazione Culturale nel 2004 per volontà di un gruppo di studenti dell’Università Statale di Milano appassionati di teatro e si costituisce ufficialmente come compagnia teatrale FORMELINGUAGGI nel 2006. Gli attori: Fabio Sarti, nei panni del capitano; Enrico Ballardini, nel ruolo di Abramov; Angelo Donato Colombo, secondino del capitano; Desirèe Giorgetti, che per quasi tutto lo spettacolo veste i panni del giovane Marcus ma che in realtà è una giovane ragazza e Alessandro Lussiana, nei panni dello zingaro Olgaren, la cui interpretazione è stata molto convincente.

Uno spettacolo molto complesso e straordinario che spero possa varcare le porte di altri spazi e teatri per dar voce alla compagnia che lo ha messo in scena.

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