Colazione da Tiffany

colazione-da-tiffany-foto-locandina-di-Riccardo-Ghilardi-310x465Dopo una lunga tournée approda al Teatro Manzoni lo spettacolo “Colazione da Tiffany” nell’adattamento teatrale di Samuel Adamson e la regia di Piero Maccarinelli; la storia è tratta dal romanzo di Truman Capote, anche noto grazie alla versione cinematografica del 1961 con l’attrice Audrey Hepburn che l’ha reso immortale. Con l’interpretazione dell’ attraente e spigliata Francesca Inaudi e del dinamico e stupefacente Lorenzo Lavia, lo spettacolo rimarrà in scena fino al 17 marzo.

Anche se in molte parti e battute si riscontra una somiglianza con la versione cinematografica, l’intento del regista è quello di mettere in scena una “riduzione di una grande opera letteraria” che non mostri quindi il lieto fine proposto nel film ma che indaghi su sè stesso, in quanto Capote si rappresenta nei panni dello scrittore, attraverso cenni ironici contrapposti a duri momenti di autovalutazione anche della stessa società del dopoguerra.

La parte iniziale della storia è ambientata presso il Bar e vede dialogare il barista Joe Bell, e lo scrittore William Parsons. I due rievocano mediante un lungo flashback la giovane Holly Golightly e nel farlo ritornano al 1943, l’anno in cui William Parsons conobbe per la prima volta la fanciulla. All’epoca la sua vita fu completamente stravolta da costei e durante quel periodo era solito frequentare eventi mondani. Un rapporto altalenante quello che si era consolidato tra i due protagonisti; d’altra parte quando William pensava di aver finito di conoscere Holly, ecco che spuntavano nuove rivelazioni. E’ il caso per esempio di Doc, il marito di Holly, grazie al quale viene rivelato il vero nome della ragazza  che è Lula Mae.

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La svolta della storia avviene quando Holly si fidanza con Jose e aspetta un figlio da quest’ultimo che promette di portarla in Brasile e sposarla. A cambiare la su sorte l’inevitabile scandalo di Sally Tomato che coinvolge la giovane per via del “bollettino metereologico”, questo fa indietreggiare Jose che teme per la sua carriera politica e la abbandona. Holly, nonostante la perdita del bambino e dello stesso Jose, non si da per vinta e decide di partire ugualmente per il Brasile, facendo perdere le sue tracce a William e agli amici.

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Lo spettacolo è stato incredibile, non ci si poteva aspettare di meglio. La scenografia era allestita su diversi piani: troviamo in basso a destra il salottino di Holly e la finestra dalla quale, grazie alle scale, si raggiunge la camera di William/Fred che è posizionata in alto a sinistra. Dietro le camere, sempre in alto una passerella rappresenta le scale del condominio dalle quali compaiono di tanto in tanto una vicina provocante e il signor Yunioshi che si lamentano delle abitudini della giovane. In basso a sinistra, sotto la camera di Fred/William dietro delle mattonelle si nasconde il bar di Joe Bell, nelle scene ambientate in questo locale il muro di mattonelle si apre rivelando e dando inizio alla scena successiva. Gli abiti dei diversi personaggi erano curati nei minimi dettagli e risaltavano le qualità e le caratteristiche di chi li indossava.

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L’interpretazione di tutti i personaggi era molto accurata; non posso che affermare che i due protagonisti sono stati incredibili:  Francesca Inaudi nei panni di Holly ha proposto una brillante interpretazione del suo personaggio e come lei stessa ha dichiarato, c’è anche una lettura moderna di questa ragazza che in fin dei conti è consapevole di quello che fa ma capisce che è sbagliato nel momento in cui lo si fa senza dare in cambio l’amore; Lorenzo Lavia nei panni di William Parson/Fred era particolarmente coinvolgente, a tratti ironico ma al punto giusto. Tra gli altri interpreti spicca sicuramente il personaggio frizzante di J.Berman; invece (mi scuso in anticipo per la critica ) a quel giovanotto stupendo che interpretava Jose mancava un pochino quell’accento portoghese che avrebbe reso perfetta la sua performance e che invece ha  fatto arricciare il naso a me alle mie amiche perchè abbiamo studiato spagnolo e l’unica frase che aveva in lingua “me desculpe” non ci è affatto piaciuta. (perdonaci!!)

Colazione da tiffany gruppo foto di mario finotti

ps: Alla fine dello spettacolo tra gli applausi, Lorenzo Lavia ha confessato che hanno recitato quasi tutti con la febbre a causa sua; carinissimo a dirlo anche se non si è notato minimamente,è stato tutto perfetto!!Grazie!!!!! ^^

“Stampato con una certa eleganza formale, il biglietto diceva: Signorina Holiday Golightly, e sotto, in un angolo: in transito.” 

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