Giulio Di Sturco – Fratello Fiume. Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo

Ciao a tutti, qualche giorno fa avevo proposto un post intitolato “Sì, vengo…è Gratis!!!

Fratello Fiume. Giulio di Sturco

Ebbene oggi in compagnia di alcune amiche sono andata a vedere la mostra di Giulio Di Sturco “Fratello Fiume. Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo”. Scusate l’ignoranza ma fino a poco tempo fa non conoscevo questo fotografo e devo ammettere che gli scatti esposti in questa mostra mi hanno particolarmente meravigliata.

Con questo reportage, Giulio Di Sturco, rivela grandi capacità nel cogliere il legame che unisce il destino delle acque con quello degli uomini che abitano le sue sponde. La mostra composta da 40 fotografie dell’artista ha inizio con alcuni scatti che catturano da subito l’attenzione dello spettatore per la loro veridicità e drammaticità; ci troviamo per esempio dinanzi all’immagine del ghiacciaio Gangroti (al confine con la Cina), sorgente del fiume Gange; alla diga di Tehri ma anche a situazioni come quella che si presenta nella valle del Narmada che mostra i segni del prosciugamento del Gange dovuto al riscaldamento globale. Da queste primi immagini l’attenzione si sposta attraverso i vari scatti sugli abitanti delle rive del Gange, al rapporto tra questi e il fiume che coinvolge in particolar modo il loro culto. E’ qui che si inserisce lo scatto che vi propongo sotto nel quale un indù devoto si accinge a immergersi nelle acque durante il “diwali”.

Giulio di Sturco, indù devoto si accinge a immergersi nelle acque del gange

Sturco_sul Gange

Le fotografie che seguono riprendono il “Kumbh Mela” uno dei principali riti indù per il quale si riuniscono milioni di pellegrini;  si vede la “Ghat”, la scalinata che porta al Gange e la città di Varanasi, la più sacra dell’India moderna, nella quale sono state scattate molte di queste foto.

A questo punto del percorso avviene una svolta, lo spettatore si ritrova dinanzi a fotografie per lo più in bianco e nero nelle quali gioca un ruolo centrale non solo la luce ma anche lo sguardo dei soggetti. Sono immagini che riportano le conseguenze di una forte alluvione, l’alluvione del Bihar, che ha sconvolto l’India nel 2008 costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro dimore e i loro campi e a rifugiarsi in strutture adattate alla situazione. Ciò che maggiormente mi ha colpito è lo scatto che ritrae questa madre con il figlio, che è stato effettuato subito dopo l’alluvione, appassionante e coinvolgente ci avvicina il più possibile alla loro situazione, alla precarietà e alla sfida che la vita ha riservato loro.

Sturco_donna e figlio dopo un alluvione

Una seconda fotografia che ho trovato di grande effetto non solo per il tema trattato ma anche per l’uso sapiente del gioco di luci e ombre ritrae due bambini, tra i quali quello più grande sta reggendo in braccio il più piccolo, il cui effetto finale lascia a dir poco senza parole.

Sturco_after alluvion

Ma il percorso che ci delinea il rapporto arduo tra uomo e ambiente non è ancora giunto al termine; in un piccolo angolo della mostra ci sono alcuni scatti che immortalano alcune scene riguardanti l’industria delle conceria, per cui è famosa la città di kampur. Queste numerose industrie sono situate lungo le rive del Gange nel quale riversano sostanze e rifiuti chimici che danneggiano a loro volta il fiume.

Il Gange, quindi, è un bene della natura che piano piano si inquina, si contamina con azioni e comportamenti che l’uomo potrebbe anche risparmiarsi. Ed è sconvolgente l’immagine che mostra un ammasso di rifiuti accatastati nelle acque, una dura verità messa a nudo da un semplice scatto.

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